Ogni tanto provo a lanciare qualche pietra nello stagno per vedere l’effetto dei cerchi concentrici che poi spaventano gli uccelli e le rane. Mi è venuto in mente di farlo dopo che lo ha citato nel suo blog Dario Fo, ricordando appunto il poeta Gianni Rodari:
“Le parole sono come pietre. Lanciate nello stagno producono cerchi concentrici che s’allontanano dai tonfi allargandosi fino alla riva. Quelle pietre hanno spaventato gli uccelli e i pesci che schizzano via… nessuno si cura delle rane e delle carpe colpite dai sassi. La parola muove l’acqua, creando scompiglio e sgomento. Se ne approfittano alcuni passanti che raccolgono veloci rane e pesci che galleggiano storditi.”
Ci provo e devo dire che è vero il fatto che la parola muove l’acqua e crea poi scompiglio e sgomento. Ma la natura si è evoluta anch’essa e mi si è rivoltata contro, gli uccelli mi hanno defecato addosso le rane hanno provato a saltarmi addosso. Lo stordito in questo caso ahimè sono io…
Avete mai provato a offendere un calabrese?Be’ noi calabresi siamo delle vere e proprie “teste calde”, abbiamo sempre ragione, nessuno può offenderci, nessuno può mettere in discussione il nostro modo di vita. Siamo maledettamente orgogliosi, e maledettamente fieri di esserlo. In Calabria si vive in base a delle regole di onore e rispetto, proteggendo tutto ciò che appartiene e a priori la famiglia. Piccole ma solide “regole sociali”. E qua mi viene in mente Otello Profazio e le parole di una sua canzone:
tri cavalieri da Spagna si partiru, pe trint’anni lavuraru suttaterra, pe fundari li reguli sociali.Di patri a figghiu si li tramendaru; chisti su i reguli di la società, leggi chi u signu nta storia dassaru. ’Ndrangheta Camurra e Mafia e società organizzata, leggi d’onuri, leggi d’omerta, Sicilia Napoli Calabria onorata, na barchicedda vitti navigari, cu cinqu veli e setti marinari, unu di chisti mi vozzi domandari: Giovanottu diciti chi cercati? Onuri e sangu eu nci rispundia.
I tre cavalieri spagnoli Osso,Mastrossoe Carcagnosso, hanno lavorato sottoterra (si intende sia una citazione “mitologica”)per fondare le regole sociali e tramandarle poi da padre in figlio e lasciarle nella storia. Leggi d’onore e d’omertà. Si parla così di onore e sangue.
La mafia si è sempre nutrita della società, specie quella più povera. Ha agito sempre con la violenza e ha utilizzato la famiglia come sistema istituzionale. Un sistema capace così di mantenere stabili le regole sociali. L’onore e il rispetto in effetti sono più facili da mantenere dentro le famiglie (spesso numerose!).
In effetti è risultato che, lo sviluppo della famiglia come istituzione alla base dell’organizzazione mafiosa, sia stato davvero una garanzia in merito alla conservazione degli usi, costumi, ma sopratutto le regole comportamentali. Ancora oggi la regola-base è il rispetto, il passaparola è sempre andato avanti e queste sono tutt’ora le “regole della società”…
Sono oramai solidissime, è inutile provare a parlare con chi si è fatto una cultura di queste regole, forse provo solamente a parlare a qualche mio coetaneo, ma spesso le speranze muoiono, le mie parole sembrano spesso un colpo di pistola nel buio.







