Scontri Piazza Navona:ecco la ciliegina sulla torta

31 10 2008

L’intervento odierno di Licio Gelli fa da ciliegina sulla torta insieme a quelle di Nitto Palma pronunciate oggi alla Camera, a quelle del nostro Presidente del Consiglio, ma sopratutto a quelle di Cossiga.

Gelli, l’ex capo della loggia massonica P2, riconosce in Berlusconi (tessera 1816) l’unica persona che potrebbe portare avanti il suo piano di rinascita democratica. Nitto Palma invece, sottosegretario all’Interno, non condanna l’isolato episodio di Piazza Navona, ma alimenta le contrapposizioni ideologiche, aldilà di come realmente sono andati i fatti, dicendo che sono stati i ragazzi di sinistra ad innescare gli scontri. Il nostro premier invece, aveva annunciato che avrebbe dato dettagliate istruzioni a Maroni (ministro dell’Interno) per intervenire contro chi occupa le facoltà. Oggi in effetti, nonostante le precedenti smentite, il ministro padano dopo l’editto di Berlusconi ha annunciato che chi occupa abusivamente sarà denunciato. Ma ancor più gravi sono le parole di Francesco Cossiga, uno schiaffo alla democrazia, specie se vengono pronunciate da un senatore a vita, un ex Presidente della Repubblica:

Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornera’ ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle universita’. Quanto alla possibilita’ di usare la forza pubblica espressa dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Cossiga ha detto:  ”Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell’Interno”, ha continuato. ”In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche’ pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…”. ”Lasciar fare gli universitari – ha continuato – Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita’, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta”’. ”Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra’ sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri”, ha affermato Cossiga. ”Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pieta’ e mandarli tutti in ospedale – ha continuato – Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta’, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano”. ”Soprattutto i docenti – ha sottolineato – Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si

La Costituzione di fronte a queste pesanti parole sembra essere carta straccia, eppure essa afferma delle cose molto importanti, come ad esempio il divieto sotto qualsiasi forma della riorganizzazione del partito fascista.  Alla luce di questa brevissima analisi, mi viene da chiedere: chi ha detto che l’antifascismo è di sinistra?Non dovrebbe essere valore fondamentale come dettato dalla nostra carta costituzionale?

Certo mi rendo conto che presi singoli gli interventi, non dicono niente, però mettendoli così assieme e riflettendo sugli ultimi episodi, sorgono dubbi moltissimi dubbi…

Suggerimenti e approfondimenti:





26 10 2008

Protesta contro la Legge 133,decreto Gelmini

Ecco un primo video della protesta che sta avanzando in questi giorni…





Manifestazione contro la Gelmini: I bambini in piazza (?)

19 10 2008

Rimane sempre molto difficile trovare giornalisti imparziali nell’informazione italiana, ma penso che lui sia davvero uno dei pochi, pochissimi: Gian Antonio Stella.

L’uso bipartisan dei bambini in Piazza – Gian Antonio Stella (CORRIERE DELLA SERA)

Giù le mani dai bambini. Ha ragione la destra, a scandalizzarsi per i piccini portati in piazza dalla sinistra a manifestare contro Mariastella Gelmini: non si fa. Che «la grande novità della contestazione studentesca stia proprio nei baby-scioperati», però, è una balla grande quanto la bolla di sapone da 32 metri con cui Alan McKey entrò nel Guinness dei primati. L’hanno sempre fatto, purtroppo, tutti. A partire da chi oggi si indigna.

Un esempio? Maurizio Gasparri. Ieri ha tuonato: «C’è molta malafede in queste contestazioni. Trovo sgradevole l’uso dei bambini nelle manifestazioni. È sbagliato strumentalizzare e disinformare i bambini portandoli nei cortei. È una cosa gravissima e chi lo fa è un cattivo genitore». Bene, bravo, bis. Peccato che una bella foto lo immortali con la figlioletta al «family day». Dirà: era un’altra cosa. Giusto. Ma al di là delle distinzioni, la bambina aveva un «pass» personale per l’accesso al «backstage » con la voce appartenenza riempita così: «Alleanza Nazionale ». Come fosse un’esponente politica (in miniatura) venuta lì a fare politica per un partito. Sia chiaro: non è una polemica solo italiana. Per citare un solo episodio, val la pena di ricordare la Marcia dei Bambini organizzata anni fa dal Children’s Defense Found a Washington per protestare contro una serie di tagli. La Coalizione per i valori tradizionali fu durissima. E accusò gli organizzatori di essere dei «disonesti » che strumentalizzavano «l’amore per i bambini ai fini di gonfiare le dimensioni e il potere del governo federale ». Né si può dire che anche da noi le tradizioni non siano antiche. Ve li ricordate i pionieri comunisti? Erano così indottrinati che quando Palmiro Togliatti sentì l’infante Massimo D’Alema rivolgere il saluto al congresso sbottò: «Ma questo non è un bambino: è un nano! ».

E i manifesti elettorali della Dc nel dopoguerra? In uno, terrorizzante, una bimbetta scappava davanti ai cingoli del carro armato russo con lo slogan che barriva: «Salva i tuoi figli!». Un altro mostrava uno scolaretto col grembiulino che arringava i compagni di classe: «E se papà e mamma non andranno a votare noi faremo la pipì a letto!». Insomma, molto prima che Il Giornale sparasse ieri mattina il titolo «Che rabbia quei bimbi in corteo» e pubblicasse un commento sdegnato («Allora, mammine evolute che per le creature cercate la merendina “bio” e lo zainetto-trolley: siamo sicuri che l’esperienza del corteo sia così edificante?»), l’uso dei piccoli come testimonial politici di freschezza, gioventù, pulizia era già stato provato mille volte.

E se resta indimenticabile il corteo del 1˚ maggio 1969 per le strade di Milano, con decine di bimbi coi cappottini che portavano al collo il fazzoletto rosso e reggevano il «libretto rosso» maoista sotto le bandiere dell’Unione dei comunisti marxisti leninisti, sarà difficile scordare anche il «Baby club» azzurro fondato nel ‘94 dalla figlioletta di Maria Pia Dell’Utri: «Mi ha detto: “Mamma, posso essere anch’io presidente di un club di Forza Italia per bambini?” E io: “Ma certo amore, è una splendida idea, chissà come sarà contento papà” ». Strepitosa la motivazione: «La bambina ha voluto uno striscione con scritto “Silvio facci sempre vedere i cartoni”, ha raccontato la mamma alla ragazza che la intervistava per il giornale dei quartieri, “Roma circoscrizione”. La signora ha poi spiegato che i bambini temevano che se Berlusconi avesse perso le elezioni loro non avrebbero più avuto cartoni animati in tv». I Radicali, ad aprire un loro congresso, piazzarono una scricciola («tesserata di quattro anni», annotò ironico Filippo Ceccarelli) che si chiamava Altea: «In un bel vaso di porcellana/ era rinchiusa una bella cinesina/ che danzava una danza americana/ con il capitano della Marina». Quindi cinguettò in un diluvio di applausi: «Ciao e buon congresso». «Cari genitori, mi permetto di chiedere il vostro sostegno alla mia candidatura…», scrisse qualche anno fa ai papà e alle mamme dei suoi scolari Maria Paola Marinari, maestra elementare e candidata diessina. «È più bello nascere se si è desiderati», diceva un cartello sorretto da due bambine portate dalla mamma a una manifestazione a fav ore del l’aborto a metà degli anni Settanta.

E come spesso accade in politica, i casi di chi mostra di avere due pesi e due misure sono frequentissimi. Uno per tutti, quello di Alessandra Mussolini. Prima schifata dall’aver letto che Ugo Gregoretti ed Ettore Scola stavano preparando per il suo avversario, Antonio Bassolino, uno spot con una specie di «”talk show” con bambini e bambine». Poi soavemente serena nel dire a Klaus Davi che no, «non ci possono essere tabù» all’idea di portare le scolaresche in gita scolastica sulla tomba del Duce a Predappio: «I miei figli è chiaro che li ho portati». Sempre lì torniamo: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Vale per la sinistra radicale, che a una manifestazione contro il G8 arrivò a mandare incontro ai poliziotti schierati un bambino sul monopattino con la «tuta bianca » dei più accesi contestatori.

Vale per Silvio Berlusconi che non resistette alla tentazione di giocare con le scolaresche chiedendo: «Lo sapete l’inno di Forza Italia?». Vale per An che in polemica col Bossi secessionista fece sfilare bambini con la maglietta che diceva «Io sono italiano». Vale per la Lega, che si è inventata gli «orsetti padani» e fa sfilare i figlioletti con le bandiere col sole delle Alpi e sul palco di Pontida affidò il microfono alla piccola Jessica perché, foulard verde al collo, intonasse il Va pensiero. Vale infine per la destra fascista, che nel solco della propaganda mussoliniana, la più spregiudicata di tutte con quella bolscevica nell’uso dei fanciulli, è arrivata a fare il nuovo calendario 2009 di Forza Nuova con un balilla che fa il saluto romano


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. O a girare un video, finito su Youtube, in cui un baby squadrista di sei o sette anni, teso il braccio fascista, canta: «Le teste rosse cominciano a cadere / sono tornate le camice nere / sono tornate con spranghe e manganelli / son tornati per l’amor dei miei fratelli / boia chi molla, un grido di battaglia / boia chi molla, là dove si scaglia / questa è la storia di un piccolo fascista / che ammazzò quel bastardo comunista ». Si dirà, a sinistra e a destra e al centro, che ogni papà ha diritto a educare il figlio come vuole. Contro Mariastella Gelmini o contro i «terroni», contro i sindacati o contro i comunisti. E c’è chi in nome della libertà educativa ha teorizzato perfino l’apertura di scuole di destra per i bambini figli di genitori di destra e di sinistra per i bambini figli di genitori di sinistra. Ma non sarà il caso che, su questo punto, facciano tutti un passo indietro?





La Sapienza in mobilitazione. Piccolo resoconto

16 10 2008

Sia chiaro, questa legge non piace a nessuno, colpisce senza distinzioni professori e ricercatori, studenti e personale tecnico amministrativo. Sia anche chiaro che il blocco accademico a tempo indeterminato di singole facoltà non serve a niente, non è utile, anzi danneggia sopratutto noi studenti. Quello che sta succedendo in questi giorni è qualcosa di molto importante; ad esempio nella nostra facoltà di Ingegneria sono stati i professori (ordinari) ad organizzare un’assemblea-seminario sugli effetti della legge 133 che graveranno sulla nostra facoltà ma in generale sull’intero ateneo della Sapienza. Tagli, riduzioni, questo e quant’altro è quello che prevede la legge.

Non credo e non penso che il Senato Accademico prenda la decisione di bloccare così di punto in bianco l’anno accademico. Mi auguro invece che si riesca ad organizzare una protesta comune, magari con un blocco di didattica breve, temporaneo che consenta la protesta. Protesta che mi auguro sia comune, senza colori politici, con studenti, professori, ricercatori, personale…Fino ad oggi ci sono state assemblee da cui sono seguite manifestazioni spontanee. Bisogna essere anche coscienti del fatto che a questi cortei la presenza comunque alta non ha e non rappresenta la piena partecipazione di studenti e facoltà. Dobbiamo continuare a informare più studenti possibile (con l’aiuto dei professori), sensibilizzare all’interno e all’esterno dell’università. Pare che alcuni professori stanno lavorando ad un testo da proporre come documento da discutere in alternatica alla legge 133.

Quindi anche per quello che mi hanno dato del comunistello, sinistroide, lo invito ad informarsi. Poi per quanto riguarda il blocco a tempo indeterminato non sono d’accordo, come nessuno (o quasi) lo è. Sono e molti siamo per una campagna veloce di informazione e sensibilizzazione,una proposta concreta e una protesta (senza colore politico) che veda (ribadisco!) studenti, professori e ricercatori!





Gioia Tauro: ultimi arresti e svolgimenti “Cento anni di storia”

13 10 2008

Informazioni tratte dal sito www.strill.it

Generalità:

- Giorgio Dal Torrione, nato a Gioia Tauro il 08.03.46
- Rosario Schiavone, nato a Gioia Tauro il 09.08.74
- Carlo Martelli, nato a Napoli il 08.04.40
- Gioacchino Piromalli, nato a Gioia Tauro il 12.09.34
- Gioacchino Piromalli, nato a Gioia Tauro il 01.01.69

Gli arresti eseguiti stamani dalla squadra mobile di Reggio Calabria e da personale del Commissariato di Gioia Tauro, rappresentano una prosecuzione dell’operazione ”Cento anni di storia” che ha decapitato i vertici della cosca Piromalli, con l’esecuzione di 18 fermi. Proseguendo le indagini ed ampliando i filoni riguardanti i rapporti con la pubblica amministrazione, i pm della Dda reggina Salvatore Boemi, Roberto di Palma, Roberto Pennisi e Maria Luisa Miranda sono giunti alla richiesta avanzata al gip dell’emissione di cinque ordinanze di custodia cautelare. Il provvedimento e’ stato emesso nei confronti di Gioacchino Piromalli, di 64 anni, del nipote omonimo (39), del sindaco di Gioia Tauro in carica prima dello scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, Giorgio Dal Torrione (62), dell’ex vice sindaco Rosario Schiavone (32) e del sindaco di Rosarno, Carlo Martelli (68). (ANSA)

Il progetto dell’autostrada:

Il sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, arrestato stamani per concorso esterno in associazione mafiosa, era disponibile ad uniformare le scelte dell’ente agli interessi della cosca Piromalli, fino a far modificare il progetto dello svincolo dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. E’ quanto emerge dall’inchiesta. Dalle intercettazioni ambientali fatte a suo carico, scrivono i pm, e’ emersa ”la disponibilita’ a sposare le esigenze di un imprenditore, rappresentante di un piu’ ampio gruppo notoriamente vicino ai Piromalli, uniformando le scelte della pubblica amministrazione agli interessi della cosca”. ”Si e’ registrato, infatti – prosegue l’accusa – l’attivo interessamento di Gioacchino Piromalli, di 74 anni, per ogni tipo di pubblica opera che ricadesse nel comprensorio di Gioia Tauro, partendo dai lavori per la costruzione di una variante della statale 111 fino ad arrivare, addirittura, a far modificare il progetto dello svincolo dell’autostrada A3 all’altezza di Gioia Tauro, a causa dell’opposizione di alcuni proprietari terrieri che, per evitare il procedimento di espropriazione, si erano rivolti al vecchio boss di ‘ndrangheta che si prodigava per conseguire un risultato di interesse per la cosca che non suonasse in aperta violazione della legislazione urbanistica e degli strumenti esistenti”. (ANSA).

Autostrada, rifiuti e viabilità comunale:

Lo spunto, per il Procuratore Capo, Giuseppe Pignatone, era troppo ghiotto per non essere approfondito: “L’alleanza tra Comuni e cosche e tra Comuni in favore delle cosche” – ha dichiarato – “investe vari settori che riguardano ovviamente le attività del porto, ma anche i lavori dell’autostrada, il settore dei rifiuti e la viabilità comunale”

Nessun collaboratore esterno:

Il dirigente capo della Squadra Mobile di Reggio, Renato Cortese, ha specificato, in merito agli arresti di Gioia Tauro che “le indagini si sono rifatte a modelli puramente investigativi senza alcun tipo di collaborazione esterna”

Queste e altre notizie www.strill.it

SEGNALAZIONI:





Fascisti per caso

12 10 2008

Ho appena fatto un controllo sull’informazione del tg1 in particolare sulle dichiarazioni di La Russa sui tifosi che durante la partita dell’Italia inneggiavano il Duce e tendevano il braccio.

Bene al contrario di come si voleva far apparire nei titoli con la dichirazione del ministro “vergognosa notte brava”, la sua non è stata una condanna sul Fascismo (come al solito) ma  La Russa ha dichiarato che tra gli atti inqualificabili

“il più grave sicuramente è bruciare la bandiera di uno stato amico; confondere una polemica storica (di cui non sanno
neanche l’abc), con lo sport, cosa che non va mai fatta, e far vergognare gli italiani di quello spettacolo che hanno offerto.”

Ecco siamo alle solite.





Intervista di G.Antonio Stella a Brunetta

5 10 2008




Blocchiamo l’anno accademico

2 10 2008

Una cosa è certa, dal primo giorno di questo governo ho avvertito una sensazione che tradotta significa che il tempo scorre all’indietro. Grembiule, maestro unico, università “quasi privatizzata”, militarizzazione del territorio, aggressioni, razzismo, fascismo…

Una cosa mi sta molto a cuore, ed è il diritto allo studio, le strutture pubbliche! Stanno indebolendo il sistema scolastico, moltissimi precari resteranno a spasso, molti ricercatori lo stesso…Ma un paese democratico che non investe sull’istruzione, sulla ricerca, che paese democratico è?E noi saremmo quelli che esportiamo i valori democratici in Iraq! Suvvia!

BLOCCHIAMO L’ANNO ACCADEMICO! (l’appello dei professori a presidi e rettori)

Ricordo che un professore, quando andavo all’I.T.I.S., mi raccontò che quando studiava all’università a Padova, in quegli anni di scioperi rinunciarono ad un anno accademico di studio per prendersi i propri diritti.

Quella volta pensai che non fosse più possibile rivivere periodi simili, che ormai il peggio era passato…Forse oggi è quasi necessario far capire ai governanti che l’istruzione pubblica non si migliora con i tagli e col ritorno al grembiule! Ho letto un po’ la legge 133/2008,in particolare gli articoli 15 e 66. Su Repubblica viene spiegato in poche parole cosa produce questa legge.

Se bloccare l’anno accademico significa ottenere i dovuti riconoscimenti, sono disposto anche io a sacrificarmi. Non vedo perché dobbiamo lasciare che dei furbettoni distruggano il nostro futuro.

Ma quanti davvero siamo disposti a questo?





2 10 2008

Rino Gaetano – Ti ti ti ti

Quando ascolto le parole di questa canzone magnifica, mi viene da pensare a quanto ancora le canzoni di Rino possano essere attuali…

Buon Ascolto a tutti…e CIAO RINO!





Il federalismo del buon gusto

1 10 2008

Aspetto con ansia questo federalismo voluto da tutti, destra e sinistra, polentoni e terroni. Ci prendono per il culo e siamo contenti. Ci lamentiamo ma non agiamo, perché a quel punto costa troppo fatica e quindi lasciamo che ci prendano per il culo.

Qualche mese fa ho incontrato un operaio deluso dal proprio partito (rosso per definizione), mi ha raccontato delle sue battaglie, il lavoro, la famiglia, la speranza, i soldi mai visti…Si parla di gente che ha vissuto in prima persona gli anni di piombo, gente attiva e non passiva, sveglia e non dormiente. Oggi siamo presi dalla vita frettolosa, consumista, dove il tempo è diventato un lusso. I programmi in tv non fanno altro che trasmettere valori insignificanti, facendo passare in primo piano i soldi e il successo (televisivo magari). Nel frattempo ci mettono le mani nel portafoglio, ci rubano i soldi, ci fanno due conti e ci dicono che non arriviamo alla fine del mese, fanno tutto loro…Noi? Zitti e muti,calmi e buoni, immobili ma sopratutto coscienti di tutto questo, coscienti del fatto che ci prendono per il culo. Eppure una volta si scioperava, ci si appigliava a quei pochi diritti non ancora calpestati e si chiedeva dignità. Vi ricordate le monetine a Craxi? Ma doc’è finita quella gente?O i loro figli?

Oggi se un gruppo di persone sciopera viene individuato come parcella terroristica. Ci hanno inculcato questa stupida e becera cultura bon ton, del buon gusto italiano…e così si preferisce il dialogo!

Tutto bene così vero?