Diritti e libertà su Internet: dall’UE novità rincuoranti

28 03 2009

parlamento-europeoIn Italia al Senato si vota un emendamento proposto dal senatore D’Alia per poter oscurare interi siti, la Carlucci presenta una proposta di legge (leggetela!) che vieta l’anonimato e che chiede in sostanza al Governo di istituire il Grande Fratello della rete, Alfano con il ddl sulle intercettazioni vuole obbligare un blog a comportarsi come una testata giornalistica,poi Barbareschi, Cassinelli, Levi, eccetera.

Dall’ insediamento del nuovo governo Berlusconi, ma già dal governo Prodi, si tengono i nervi tesi, visto che di giorno in giorno spunta una riga qua e là col tentativo di controllare la rete ed eventualemente imbavagliarla. Ma dopo una serie di brutte notizie ne arriva finalmente una davvero positiva.

Ne sono venuto a conoscenza grazie al blog di Guido Scorza, esperto giuridico di internet. Riporto le parti che ritengo importanti della good news che viene dal Parlamento Europeo;la trovate per intero anche QUI, io l’ho letta, ed è una vera e propria Carta dei diritti di internet.

Il Parlamento Europeo, invita il Consiglio e esorta gli Stati Membri a:

partecipare agli sforzi volti a fare di Internet un importante strumento di emancipazione degli utilizzatori, assicurando nel contempo che siano previste misure di salvaguardia significative dato che in questo settore possono svilupparsi nuove forme di controllo e di censura;[...] la libertà e la protezione della vita privata di cui godono gli utilizzatori su Internet dovrebbero essere reali e non illusorie

riconoscere che Internet può rappresentare una straordinaria opportunità per rafforzare la cittadinanza attiva[...]  e che le istituzioni e le parti interessate a tutti i livelli detengono la responsabilità generale di partecipare a questo sviluppo, lottando contro le due nuove sfide dell’analfabetismo elettronico e dell’esclusione democratica nell’era elettronica.[...]

esaminare e sviluppare una strategia globale di lotta contro la cibercriminalità[...]introducendo il reato di grooming (adescamento online dei minori a scopo sessuale)

garantire che l’espressione di convinzioni politiche controverse su Internet non sia perseguita penalmente

garantire che nessuna legge o prassi possa limitare o criminalizzare il diritto dei giornalisti e dei mezzi di comunicazione di raccogliere e distribuire informazioni a scopo di cronaca

tenere adeguatamente conto dell’importanza per la vita privata dell’anonimato, degli pseudonimi e del controllo dei flussi di informazioni nonché del fatto che gli utenti dovrebbero poter disporre, dei mezzi per proteggersi efficacemente, ed essere educati al loro utilizzo

condannare la censura imposta dai governi al contenuto che può essere ricercato sui siti Internet, soprattutto quando tali restrizioni possono avere un effetto dissuasivo sul discorso politico





Quanto siamo digitalizzati?

28 03 2009

mondo_maniObama ha di sicuro una grossa patata bollente tra le mani ma nonostante ciò riesce a trovare il tempo per ascoltare la gente, via internet attraverso il sito whitehouse.gov Il presidente Usa ha dato un forte segnale con la sua campagna elettorale basata sulla rete e fa riflettere quando testate giornalistiche come The Wall Street Journal o il Time sono scavalcate da un giornalista di un blog che è stato scelto dalla Casa Bianca per poter fare domande a Obama nella rassegna stampa di martedì 24 marzo.

Il web rappresenta una risorsa indispensabile, anzi fondamentale, per contrastare l’ingnoranza e per diffondere cultura, informazione e conoscenza. Obama è un caso mondiale, unico al momento, che dimostra le straordinarie potenzialità di internet se usato per comunicare e dascoltare; lui lo sa visto che ha vinto le elezioni anche grazie a facebook, youtube e la rete in generale.

In Gran Bretagna si discute su un nuovo piano di studio per i ragazzi delle scuole medie primarie che potranno ridurre  il corso tradizionale di storia e scegliere di studiare alcuni periodi storici, per il resto il corso sarà sostituito da un programma di alfabetazzione digitale. Questo piano che sarà pronto fra un mese circa  è ancora in fase di sviluppo quindi attenderemo ulteriori chiarimenti anche sulla riduzione del corso di storia che già ha sollevato qualche polemica, ma aspettiamo di capire come andranno le cose.

Ma passiamo e direttamente alle Università, grazie ad aldolat.it sono venuto a conscenza di un progetto chiamato Academic Earth, nato per condividere le lezioni tenute nelle università come Berkley, Princeton, Harvard, MIT,…

Forse quando i nostri “vecchi” professori universitari si digitalizzeranno inizieremo a usare, o meglio a sfruttare la rete, per condividere le nostre conoscenze e rendere migliore l’umanità.





Analfabeti d’Italia

9 03 2009

pieroriccadi Piero Ricca (da www.wumagazine.com)

Cinque italiani su cento sono analfabeti, trentotto su cento leggono con difficoltà una scritta semplice, l’abitudine alla lettura di libri non coinvolge più del venti per cento della popolazione. Alla democrazia italiana mancano le basi.

Qual è il livello dell’istruzione e della cultura degli italiani? Se ne parla poco, eppure la risposta a questa domanda aiuta a capire tanti problemi. Vediamo alcuni dati, tratti da due indagini internazionali i cui risultati sono stati pubblicati a cura della ricercatrice Vittoria Gallina nei saggi “La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione” (Franco Angeli, 2000) e “Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana 16-65 anni” (Armando editore, 2006).
Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra: sono analfabeti totali. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta semplice e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione, ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi o di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona indecifrabile. Tra questi, il 12 per cento dei laureati. Soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.
Sia chiaro: la tendenza al declino delle competenze e all’analfabetismo di ritorno riguarda tutte le società occidentali. Ma in Italia il fenomeno ha un impatto maggiore. Tant’è vero che siamo in coda all’Europa per lettura di libri e giornali. Secondo l’Istat oltre il 60 per cento degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno. Soltanto nel 20 per cento delle famiglie c’è l’abitudine alla lettura, mentre l’80 per cento degli italiani (dati della Banca Mondiale) si informa esclusivamente attraverso la televisione. Questa televisione. In compenso gli italiani sono in vetta alle classifiche per uso del telefonino. Inutile dire che l’homo videns, come l’ha definito Giovanni Sartori in un suo saggio, è assai più suggestionabile della minoranza ancora affezionata alla parola scritta. Più vicino al rango del consumatore (o del suddito) che non del cittadino.
Tra i pochi intellettuali che denunciano il rischio della de-alfabetizzazione di massa e le conseguenze per la tenuta della democrazia, c’è Tullio De Mauro, linguista e lessicografo, autore tra l’altro del Grande Dizionario dell’Uso della lingua italiana edito da UTET. “La democrazia vive se c’è un buon livello di cultura diffusa”, afferma De Mauro, “se questo non c’è, le istituzioni democratiche, pur sempre preferibili ai totalitarismi e ai fascismi, sono forme vuote”. Prima ancora del deficit di informazione, dunque, alla radice del “caso Italia” sembra esserci un problema di formazione, o meglio: di istruzione primaria. “Quanti di noi hanno la possibilità di ragionare sui dati di fatto, partecipando alle scelte collettive e documentandosi sul senso di quelle scelte?” si chiede de Mauro.
Possibili rimedi? “Rafforzare la scuola pubblica, avviare un sistema di educazione continua per gli adulti, creare una fitta rete di centri di pubblica lettura”. E magari programmare un piano decennale di pedagogia di massa, con nuovi maestri Manzi al posto di Vespa e Maria De Filippi. Pura utopia…